TARI: è onere del comune provare i fatti costitutivi dell’obbligazione tributaria

La Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con l’ordinanza n. 17357 del 1º giugno 2026 (Pres. Lo Sardo, Rel. Bruno), è tornata sul tema del riparto dell’onere della prova nei contenziosi relativi alla TARI, con particolare riguardo alla determinazione della superficie imponibile. La Sezione Tributaria ha confermato l’orientamento secondo cui la prova dei fatti costitutivi dell’obbligazione tributaria – tra cui rientra la misura della superficie tassabile – grava sul Comune, mentre spetta al contribuente dimostrare i presupposti di riduzioni, esclusioni o esenzioni, trattandosi di deroghe alla regola generale di assoggettamento al tributo di chi occupa o detiene immobili nel territorio comunale.

Nel caso esaminato, relativo ad avvisi di accertamento TARI per più annualità su un fabbricato parzialmente occupato da una società, la Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, ritenendo insufficiente una pretesa fondata solo sulla discordanza tra la superficie dichiarata dal contribuente e quella risultante dal modello DOCFA del proprietario, in assenza di ulteriori riscontri oggettivi. La Corte richiama così i Comuni alla necessità di predisporre un corredo probatorio effettivo (sopralluoghi, rilievi, documentazione integrativa) quando contestano le dichiarazioni del contribuente; il semplice scostamento tra dati dichiarati e risultanze catastali – soprattutto se DOCFA proveniente da soggetto diverso dal detentore – non è sufficiente a fondare l’accertamento né a superare il vaglio del giudice tributario.

Per i professionisti e i commercialisti che assistono contribuenti in materia di TARI, l’ordinanza conferma un importante argine alle pretese impositive basate su meri automatismi catastali, rafforzando il ruolo della prova documentale e tecnica a supporto delle determinazioni comunali.